lunedì 10 novembre 2008

Milano, i graffiti, Vittorio Sgarbi e la Street Art!

Multe in arrivo per chi non ripulisce dai graffiti i muri delle proprie case. Milano vuol fare come Parigi e costringere i proprietari o gli amministratori di condominio degli stabili a garantire una pulizia periodica delle facciate imbrattate dai writers. Una misura che il sindaco Letizia Moratti ha già inserito nella sua ordinanza anti-graffitari.



E Vittorio Sgarbi come risponde? Paragona i graffiti del Leoncavallo alla Cappella Sistina. Chiede che i muri siano vincolati dalle Belle Arti, che diventino un percorso obbligato della Milano contemporanea, che siano catalogati e pubblicati in un volume del Comune.



L’illegalità? «Non mi interessa. A me interessa il risultato estetico. Sarebbe gravissimo cancellare un documento così peculiare della creatività dei nostri tempi».



Le dichiarazioni di Giorgio Armani sulle manette ai graffitari, in questo caso, «sono prive di senso».




Voi che ne pensate? Come ci si dovrebbe comportare quando l'arte diventa illegale? Come ci si comporta quando un meraviglioso graffito "imbratta" la nostra proprieta?

2 commenti:

byb ha detto...

ieri sera a un tg (2? 3?), un politico (o era un intelletuale?) ha fatto una corretta distinzione, tra graffiti sui muri grigi "di periferi", dove il graffito, trova più spazio, dove ha anche un valore urbano, e "graffiti" come segni, atti vandalici, su case e monumenti.
è una "prima" generalizzazione, ma iniziando a fare piccoli distinguo credo si vada nella direzione giusta.

Anonimo ha detto...

Penso che il probelma nasca proprio in seguito a queste "delimitazioni". Ci sono delle aree e delle manifestazioni di confine difficili da "catalogare". Non è sempre così facile. E poi il seme dell'illegalità è un tratto saliente dell'esistenza di tale manifestazione artistica. Come dire: i problemi non vengono mai uno alla volta.