venerdì 2 maggio 2008
Libro del mese. Il dettaglio: la pittura vista da vicino ( Daniel Arasse ).

Per la critica tradizionale, a partire dal Rinascimento l'opera pittorica è stata concepita per essere guardata a distanza. Dalla distanza "ragionevole" si vede, e si apprezza, compiutamente la bellezza e l'armonia dell'insieme. Arasse ha smontato il principio della distanza classica in pittura. Ha dimostrato che dentro l'ordine generale di ogni quadro, dentro l'insieme della composizione, s'annidano dettagli che sfuggono a quest'ordine, e che arrivano a sovvertirlo e ad annullarlo. Queste piccole parti del quadro vengono percepite soltanto se si guarda da vicino. Dalla distanza ravvicinata si colgono gli elementi "segreti" del quadro, quelli a cui il pittore ha affidato il suo messaggio, quelli che riservano le "vere" occasioni di godimento della pittura. Attraverso la visione ravvicinata di Arasse, molti capolavori a tutti noti, e da tutti ripetutamente visti, si scoprono come "inediti", visti per la prima volta. Improvvisamente, attraverso un dettaglio, spunta una nota ironica, o un'allusione erotica, in un dipinto d'argomento sacro. Oppure affiora l'intento di forte critica politica, o la testimonianza umana ed esistenziale, in un quadro apparentemente convenzionale, a destinazione "ufficiale". O, infine, mediante il trattamento del dettaglio, il pittore può rivelare le sue più autentiche scelte stilistiche, la sua "idea" dell'arte.
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UN AMORE SENZA TEMPO

Tratto dal pluripremiato romanzo di Susan Minot "Un amore senza tempo" racconta la storia di Ann Grant Lee che, bloccata a letto da un tumore in fase terminale, ricorda gli episodi salienti della sua vita, a cominciare dall'incontro con l'amore più importante della sua vita, avvenuto in occasione del matrimonio della sua migliore amica, avvenuto molti prima su un'isolotto del Maine. Tra sogno, ricordi e realtà, la donna ne approfitta per fare un bilancio della sua vita…
La critica cinematografica esordisce con: "affidandosi troppo ai nomi in campo e poco alla sceneggiatura, piatta e poco originale, confeziona un film rigido, di scarso spessore emotivo, incapace di coinvolgere lo spettatore e privo di mordente. Nessuna delle attrici coinvolte dà il meglio di sé e se l'intento era quello di replicare classici "all women" come Fiori d'acciaio o Crimini del cuore, il risultato finale è davvero insoddisfacente".
Ecco, un classico esempio di come un film intenso possa essere buttato giù con quattro parole. Associare un film come "Un amore senza tempo" a film come fiori d'acciaio o crimini del cuore lo riterrei abbastanza azzardato. E cosa significa film alla women? Basta un cast di importanti nomi femminili a fare un film alla women?
Il film è una commistione tra realtà e fantasia, tra esoterismo e razionalità; la prosaicità di alcuni tra i personaggi principali è immersa in un mondo parallelo, di figure luminose, di mutismi, di spiriti, di visioni.
Forzate, si, è vero, ma alla Isabel Allende. Forzature poetiche, quasi eccezioni, che liberano il film dalla narrazione pesante introducendolo in una dimensione rarefatta e onirica. Di visioni appunto, che vanno al di là dell'umana comprensione. Una luce che si estende anche fuori della pellicola, la quale rappresenta solamente un veicolo tra questa storia fantastica e il fruitore, tra il mondo reale e quell'amore senza tempo.
Penso che a volte il cinema necessiti di un cuore grande e disposto ad accettare tutto ciò che esso è in grado raccontare, senza fermarsi alla sola fotografia, alla sola regia, alla sola abilità narrativa. E se il cinema in questione lascia spazio a delle nuove domande, a delle nuove introspezioni, a nuove lacrime... beh, quella storia raccontata è quella che si aspettava da tempo!
lunedì 28 aprile 2008
TEST: Quanto vale la tua cultura generale ?
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Perchè, se non sai rispondere...devi imparare a fingere!
mercoledì 23 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
STOP ALLE MAITRESSE DI LUSSO!!
L'estetica modaiola, l'orizzonte di ciò che è accettabile, vive di tempi ciclici, quindi mai nulla è definitivo. Almeno per il momento, però, l'epoca dello stile da maitresse di lusso, tutta tacchi chilometrici, minigonne minime, scollature abissali e sconcerie assortite, pare essere terminata. In giro, c'è voglia di qualcosa di soft; di qualcosa di meno diretto e aggressivo. Sono i tempi a chiederlo: rètina e spirito, bombardati di continuo, vogliono morbidezza, almeno in guardaroba.
Persino lo scoppiettante Roberto Cavalli, l'esuberante toscanaccio che alcuni anni or sono, lui però con tocco da maestro, diede la stura al fenomeno, poi fatto fermentare dalla ridda di copie e dalla cacofonia del tubo catodico, dichiara oggi che «l'ovvietà dell'apparire ad ogni costo, dell'urlo da rotocalco o da show televisivo mi ha stancato. Ho voglia di innocenza; di freschezza e candore. Di seduzione ingenua: irresistibile perché inconsapevole». Rinuncia così ai tubini seconda pelle e persino all'amato animalier, e crea una serie di abitini morbidi, da educanda, di batista color crema, di tuniche liquide con un solo immenso fiore stampato sopra, di pantaloni a zampa e gilet brulicanti petali di camoscio, e fa centro, rinnovandosi.
Anche Azzedine Alaïa, il re dello stretch estremo, della liposuzione in formato sartoriale, testa per la prima volta le gioie frizzanti di rouche e falpalà, confermando con un deciso giro di vite - dalla supervixen alla fanciulla in fiore, per intenderci – come i veri geni sono quelli che non si compiacciono, ma si sanno rinnovare anche a sessanta e rotti anni. Certo lui, come Cavalli, un tocco di seduzione, o se si vuole di perversione, lo aggiunge sempre, ma con inedita sottigliezza. Perché se i tempi sono cambiati, la dolcezza 2008 non è per nulla monolitica; al contrario, è un po' storta, birichina.
Lo sa bene quella provocatrice di Miuccia Prada: nel suo Giardino delle Delizie abitano fatine lisergiche vestite di pigiami di gazar, cardigan della nonna e gonnoni a matassa, ma non si capisce bene se tra tanti fiori sia Bosch, lo zucchero o lo zolfo a prevalere. Nicolas Ghesquière da Balenciaga è anche lui in mood floreale, e dispensa boccioli su abiti cortissimi, a clessidra e di neoprene, da dominatrice botticelliana: una figura, insieme, pericolosa e suadente.
Messi da parte lattice e metallo, e pure le fantasie da sex club, Dolce&Gabbana vivacizzano la grazia della silhouette new look con artistiche spennellate di colore, tra action painting e nuova gestualità: Da Miu Miu, infine, è la volta di un'aggraziata cocotte, un po' Colombina, molto reginetta di Pigalle, in cappa scultorea e miniabito vertiginoso, ma con il collo da grembiule. La nuova innocenza, è chiaro, è un gradevolissimo inganno.
martedì 15 aprile 2008
Francesco del Cossa: nel segno della lumaca.
Una delle sue opere più importanti è "l'Annunciazione alla Vergine", ora conservato a Dresda, che ci porta a riflettere su determinate tematiche importanti nell'ambito artistico.
Cosa ci fa quella lumaca alla base del quadro, bavosa, che dall'angelo prostrato si dirige verso la Vergine? Perchè del Cossa ha voluto inserire un soggetto del genere in un'opera che doveva essere collocata come pala d'altare? Le domande a riguardo non sono incolore, specialmente se prendiamo in considerazione il fatto che, essendo l'opera collocata sull'altare maggiore, ogni qual volta il sacerdote avesse dovuto innalzare al cielo l'ostia avrebbe dovuto per forza di cose fare i conti con la lumaca posta alla base della tela.
Come mai una scelta del genere?
Molto spesso l'estro dell'artista porta alla rappresentazione atipica: ma perchè proprio una lumaca?
Nell'antichità la lumaca era una figura allegorica molto importante. Si credeva infatti che la lumaca venisse fecondata dalla rugiada della sera. Successivamente, l'allegoria della lumaca si fa forte di una filosofia prettamente mariana: il mollusco illibato, fecondato dalla brina della sera rimanda alla fecondazione di Maria per mezzo dello Spirito Santo.
Ogni dubbio, da parte degli iconografi deve essere necessariamente eliminato per non trasalire di fronte all'incompreso. I dubbi rimangono e questa spiegazione non basta. La lumaca non può essere semplice vezzo dell'artista o allegoria della verginità mariana, altrimenti si rintracciarebbero innumerevoli opere con riferimenti simili già dal medioevo.
Cosa sta ad indicare allora la lumaca?
Essa si inserisce in uno spazio aperto, contrapposta alla Madonna che si installa salda sotto un salda architettura. Alcuni studi, che porteranno poi alla realizzazione dell'alzato plastico delle architetture rappresentate nell'opera, dimostreranno come l'edificio dipinto sia immaginario, come non segua le regole della prospettiva lineare con punto di fuga centrale (nata in quegl'anni), ma sia frutto di un rilievo degli spazi e delle forme " ad occhio ", quindi seguendo una prospettiva trigonometrica o angolare, quindi una razionalizzazione personale della realtà.
Importante anche la colonna, che divide in due lo spazio, destro e sinistro, e si interpone salda a rappresentare Dio, suddividendo così la scena in veri e propri spazi determinati.
Secondo delle diagonali immaginarie che andremo a tracciare possiamo notare come la Madonna vada a legarsi strutturalmente con l'angelo. E la lumaca? La lumaca con Dio.
Dio che è raffigurato nell'ultimo piano in alto a sinistra secondo una silhouette che combacia perfettamente con quella del mollusco preso in considerazione.
Cosa vuol dire?
Dio e la lumaca.
Dio è la lumaca!
La lumaca che sembra trascinarsi dietro, con la sua lentezza, con il suo avanzare stanco e calmo, tutto il tempo. Non a caso, se andiamo a rifletterci sù, la lumaca si trascina molto spesso dietro l'allegoria del tempo che scorre.
E cosa centra Dio con il Tempo?
Nel medioevo molto spesso veniva associato Dio alla lumaca, un Dio Lumaca, come forma di rimprovero. Si rimproverava a Dio il fatto che, dal giorno della Creazione alla venuta del Signore, avesse lasciato correre troppo tempo.
Ma può una tesi del genere essere esaustiva? NO, non basta. La lumaca si porta dietro un segreto ancora più grande, è la chiave di lettura di tutta l'opera! Si dirige dall'angelo verso Maria, da Dio verso Maria. Si cerca, si cerca... fino a quando non si vede!
Il senso dell'opera nascosto. Non l'Annunciazione ma la Fecondazione.
Dio che feconda Maria, l'historia albertiana, la finestra aperta su un fatto specifico e non su tutta la realtà.
Il fatto che non si vede ma che avviene: nel grembo!
La Madonna che si alza le vesti quasi a farsi fecondare.
L'angelo che nel saluto indica la colonna-Dio!
La lumaca, che si porta dietro la sua casa, che si lascia fecondare dalla brina della notte, che si dirige verso la donna.
E intanto, in quel grembo, avviene una trasformazione.
La grandezza dell'arte nel rendere ciò che non può essere visto.
Che bellezza!
Quasi mi commuovo.
lunedì 14 aprile 2008
DESIGN FOR... il terzo millennio
Lo scopo è quello di offrire un’esperienza in cui i visitatori saranno invitati a meditare su questi argomenti e si spera, alla fine, a condividere le nostre aspirazioni per il futuro. Ulteriore speranza è che questa mostra riesca a incoraggiare un numero crescente di giovani ad impiegare le proprie mani e la propria testa in nuove maniere creative e produttive".
FOCUS ON BYBLOS



L' identità di Byblos è oggi sempre più delineata,
Immersi in un’atmosfera tra disco-dance e skatepark, dove volteggiano giovani e agili pattinatrici, Nella sfilata fall winter 08/09 by Byblos sfilano ragazze sport-glam che amano i contrasti di colore come fucsia e nero, bianco e giallo. E anche di dimensioni: su affusolate gonne e pants mega-flare indossano pull a punti giganti con altrettanto grandi colli e maniche. La silhouette dei cappotti (in versione sia bianco sia nero con coda) o dei giubbotti è sempre molto aderente al corpo con spalle ben segnate, anzi sottolineate da spalline e bordure. E per contrasto i capi da sera sono voluminose spume di petali, strisce o cannoli di tessuti nei colori trend della collezione: bianco, prugna, rosa bubble gum e nero. Tra gli accessori non mancano zoccoli con fasce di vernice colorata e borse patchwork.
Il front row ospita personaggi come Danielà Santanché che ha fatto del buon senso del vestire la sua migliore arma di seduzione. Byblos è un marchio nato nel 1973 per iniziativa di Arnaldo Girombelli della Genny Holding e del fratello Sergio. Gianni Versace vi collaborò dal 1977 al 1979 e a lui seguirono il francese Guy Pauline (1979-1982) e gli inglesi Keith Varty e Alan Cleaver (1981-1996). Dal 2002 Byblos è stato acquisito dal gruppo Swinger International Spa. Oggi la direzione artistica è affidata ad un team di stilisti: Stefano Citron, Manuel Facchini, Federico Piaggi e Greg Myler, alcuni dei quali si sono formati alla Saint Martin’s di Londra. Tra i segni distintivi della griffe il patchwork di tessuti, i dettagli ispirati allo sport, le stampe glamour, il colore deciso e gli spunti urban-folk. Le linee attuali sono per donna, uomo e bambino, ma nel mondo Bylblos rientrano anche alcune licenze come gli occhiali (Luxottica Group S.p.a), i profumi (Eurocosmesi S.p.a.) e le scarpe (Rodolfo Zengarini srl).ne, che ora forse ha un nome, quello di Byblos. Memoriale la sfilata per l'estate che riesce a conciliare lo spirito high tech della griffe con un anima più couture e sofisticata, dalle linee sinuose, impalpabili e delicate.
Ciò che fa la differenza potremmo dire! Una differenza che lo stilista non si esime dall'applicare anche nel repertorio maschile, dove l'accessorio diventa il punto forza, il mordente della personalità che lo indossa.